Categoria: Salute e Benessere

Se usi spesso queste parole, allora sei molto stressato: prenditi una pausa

Quando siamo stressati utilizziamo più avverbi e parliamo di meno, inoltre attiviamo il nostro sistema immunitario. Questo è quanto hanno scoperto i ricercatori della Carnegie Mellon University che sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences hanno pubblicato lo studio intitolato “Natural language indicators of differential gene regulation in the human immune system” attraverso il quale ci spiegano gli effetti dello stress sulla nostra vita.

Lo studio. Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno registrato le conversazioni di 143 adulti per due giorni e ne hanno analizzato il linguaggio utilizzato e le parole più frequenti, associando il tutto alle esperienze vissute nel momento in cui parlavano.

Parole e stress. Dai dati raccolti raccolti è emerso un utilizzo particolare delle parole ‘funzionali’, quindi i pronomi e gli aggettivi che da soli non hanno un vero e proprio significato, ma che servono per chiarire ciò di cui si sta parlando: secondo i ricercatori tendiamo ad inserirle di più nei nostri discorsi subito dopo aver vissuto un’esperienza stressante. E non è tutto. Le persone più stressate tendono a parlare meno e utilizzare di più gli avverbi come ‘veramente’ e ‘incredibilmente’.

Avversi emotivi. Avverbi come ‘veramente’ e ‘incredibilmente’ sono da considerarsi secondo i ricercatori degli ‘intensificatori di emozioni’: questo significa che li utilizziamo quando siamo particolarmente eccitati (positivamente o negativamente). Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che quando siamo sotto stress ci ‘dimentichiamo’ della terza persona plurale (loro): questo perché quando viviamo situazioni di crisi tendiamo a concentrarci più su noi stessi, dimenticandoci del resto del mondo.

Linguaggio e sistema immunitario. Oltre ad aver scoperto come parliamo quando siamo stressati, gli esperti hanno anche individuato alcuni cambiamenti nell’espressione genetica in condizioni di tensione. Dalle analisi dei globuli bianchi di 50 geni conosciuti per essere influenzati dalle situazioni complicate, è emerso che l’utilizzo di parole ‘funzionali’ è in grado di predire gli effetti sull’espressione genetica e dirci se siamo stressati meglio di quanto potremmo fare da soli.

Conclusioni. Quanto scoperto potrebbe in futuri permette di identificare le persone che rischiano di sviluppare malattie collegate con lo stress.

Fonte: Se usi spesso queste parole, allora sei molto stressato: prenditi una pausa

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Hai ansia e ti senti insicuro? Smetti di chiedere sempre aiuto ai tuoi amici

Chiedere sempre aiuto agli amici rende più ansiosi e ci fa sentire insicuri. Questo è ciò che sostiene la psicologa Danielle Einstein su The Conversation che ci spiega come mai le applicazioni di messaggistica che tutti noi utilizziamo con lo smartphone siano in un certo senso un pericolo per la nostra autostima. Ma andiamo per punti.

Caro amico ti scrivo. Al giorno d’oggi siamo abituati ad essere in costante contatto con le persone con cui siamo amiche, con la nostra famiglia e con i fidanzati o le fidanzate, così come il nostro presente è caratterizzato dalla condivisione quasi istantanea di ciò che facciamo attraverso i social network: questa continua connessione con il mondo (se così possiamo chiamarlo) implica spesso che quando ci succede qualcosa sentiamo il bisogno di dirlo, ad esempio se viviamo un momento di sconforto o una difficoltà istintivamente chiediamo aiuto alle persone a cui siamo più legate nella speranza di ottenere da loro conforto o una soluzione al nostro problema. Il telefono è diventato insomma una specie di mezzo con cui raggiungere chi può ‘salvarci’ dalla difficoltà: questo però non ha sempre effetti positivi sul nostro cervello.

Sconforto e resilienza. La psicologa Einstein spiega infatti che se queste richieste d’aiuto istintive via messaggi nell’immediato sembrano esserci utili, nel breve periodo incrementano in realtà il nostro stato d’ansia: come è possibile? Chiedere aiuto prima di provare a risolvere i problemi da soli ci fa concentrare troppo sulla difficoltà che dobbiamo affrontare ingigantendola e fa ‘sentire in colpa’ quando ci rendiamo conto che avremmo potuto aiutarci da soli accrescendo la nostra resilienza.

L’incertezza fa bene alla salute mentale. L’incertezza, i problemi, le difficoltà sono ciò che permettono alle persone di mettersi alla prova: il senso di soddisfazione che si prova quando si riesce da soli ad uscire da una situazione complicata è infatti quello che accresce l’autostima e la sicurezza. L’utilizzo ‘compulsivo’ (se così possiamo definirlo) del telefono ci impedisce in un certo senso di affrontare le questioni e rimette nelle mani di altri la soluzione: la psicologa spiega che invece proprio quando sentiamo la necessità di condividere con qualcuno un problema dovremmo fermarci e riflettere se questo davvero così grave da richiedere l’immediato intervento di un amico, così facendo riusciamo a distinguere ciò per cui ha senso chiedere aiuto e ciò che invece possiamo affrontare da soli. Questo non significa che non bisogna chiedere il sostegno degli amici, ma semmai che dobbiamo imparare quando sia il caso e quando invece ‘chi fa da sé fa per tre’.

Fonte: Hai ansia e ti senti insicuro? Smetti di chiedere sempre aiuto ai tuoi amici

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Sul mercato sono arrivati dei nuovi alleati per la postura corretta di chi vive in ufficio otto ore al giorno. Si tratta delle scrivanie elettriche per ufficio, utili perché si adattano alla persona che li ci lavora (e quindi non è più la persona che deve adattarsi alla scrivania) e perché lo fanno in maniera rapida, anche più volte al giorno.

Sappiamo che esistono dei piccoli accorgimenti da seguire per salvare la nostra schiena. Come ad esempio la regola dei 90 gradi, ergo testa allineata al collo e muscolatura del collo non in tensione; spalle che devono essere il più rilassate possibile e braccia appoggiata ai braccioli o alla scrivania in modo tale che il gomito formi un angolo di 90 gradi. Le gambe non dovrebbero essere accavallate e la schiena dovrebbe seguire le curve fisiologiche della colonna con l’osso sacro ben appoggiato allo schienale della sedia.

Tecnologia pratica ed ergonomica per le scrivanie per ufficio

Abbiamo sempre pensato che fosse la sedia per ufficio a fare la differenza, oltre alla nostra postura. Oggi invece la differenza la possono fare anche le scrivanie. Come? Con nuovi meccanismi meccanici o elettronici che permettono di alzare o abbassare la scrivania per adattarsi nel miglior modo possibile a chi quella scrivania la vive tutti i giorni. La scrivania dovrebbe essere alta circa 80 cm e la cosa ideale sarebbe fare dai 2 ai 4 cambi di posizione all’ora, stando anche in piedi non più di 20 minuti.

Stare in piedi in ufficio infatti sarebbe un toccasana per la schiena e non solo. Chi lavora in piedi davanti a una scrivania infatti sarebbe più energico e più produttivo, almeno stando agli studiosi del British Journal of Sports Medicine per cui bisognerebbe lavorare al computer anche stando in piedi.

Le standing desk non sono altro che un piano di lavoro con mouse e tastiera, mediamente da terra a 130 cm, con tastiera rialzata e inclinata di 15° e lo schermo all’altezza degli occhi in modo che la testa di chi lavora stia in asse non si pieghi in avanti. Scrivanie che possono alzarsi o abbassarsi nell’arco della giornata grazie a comandi meccanici o elettronici.

Gli standing desk potrebbero diventare effettivamente il modus operandi del futuro per tutti: in Scandinavia, secondo una stima, il 90 per cento dei colletti bianchi hanno accesso a postazioni di questo tipo. Ma nel Regno Unito ne dispone per ora soltanto l’1 per cento dei lavoratori e in altri paesi occidentali la percentuale è ancora più bassa

 

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Il misuratore di pressione, detto anche sfigmomanometro, è uno strumento finalizzato a misurare la pressione in casa. Sempre più persone fanno ricorso al misuratore di pressione per tenere sotto controllo la circolazione del sangue. L’alternativa è recarsi presso una farmacia o il proprio medico di base, ma questo non è sempre possibile soprattutto per le persone anziane o per chi ha difficoltà di movimento. Esistono sul mercato diverse tipologie di misuratori di pressione, alcuni manuali ed altri digitali, adatti alle esigenze ed alle necessità di ogni utente. Bisogna quindi tener conto anche delle caratteristiche e delle modalità di funzionamento di questo utile articolo.

Come scegliere il miglior misuratore di pressione? Innanzitutto è opportuno capirne il funzionamento. Il misuratore di pressione serve per monitorare la pressione sanguigna, calcolando la forza di sangue nel cuore, dove la pressione è più alta. La pressione arteriosa viene quindi controllata mediante lo sfigmomanometro, che indica i valori di minima e di massima. Ipertensione o pressione alta sono patologie che possono provocare infarti o ictus, quindi è bene tenerle sempre sotto controllo abbinando uno stile di vita sano ed un’alimentazione equilibrata e salutare. Al momento della misurazione è opportuno misurare la conferenza del braccio o del polso, in modo da ottenere una misurazione precisa. Per essere sicuri della buona qualità del prodotto bisogna controllare che abbia la certificazione EHS, rilasciata dalla Società Europea dell’Ipertensione.

Per il corretto utilizzo del misuratore di pressione è opportuno tenere a mente alcuni utili consigli. Per accertarsi del funzionamento dell’articolo bisogna confrontarlo annualmente con i valori di un apparecchio professionale, recandosi in farmacia o presso uno studio medico. Il misuratore di pressione contiene diversi componenti elettronici, quindi potrebbe essere molto sensibile ad interferenze da parte di altri strumenti come telefonini, forni a microonde, tablet, ecc. Per questo motivo è opportuno eseguire l’operazione in una stanza che sia priva di qualsiasi altro dispositivo elettronico, in modo da poter garantire il corretto funzionamento del misuratore di pressione.

In alcuni casi il misuratore di pressione, se non utilizzato in maniera corretta, potrebbe dare dei valori sfalsati. Per questo motivo è consigliabile effettuare due misurazioni a distanza di 5 minuti, e se i valori sono vicini sarà sufficiente effettuare una media. Per evitare di ottenere valori sballati, prima di sottoporsi alla misurazione della pressione è opportuno non assumere caffè o tè, che potrebbero alterare i valori corporei. Il prezzo del misuratore di pressione può oscillare da 20 a 100 euro, e varia in base alle sue funzionalità ed alle opzioni aggiuntive.

 

 

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Quando si sente parlare di dieta vegetariana, la paura più diffusa è che, eliminando la carne, la dieta non sia equilibrata e non abbia il corretto apporto di proteine e di ferro. In realtà si tratta di una paura infondata, dal momento che una dieta vegetariana equilibrata apporta la giusta quantità di tutti i nutrienti.
La prima regola, come in qualsiasi altra dieta, è quella di variare i cibi il più possibile.
Se si è deciso di cambiare il proprio stile alimentare e di diventare vegetariani, per prima cosa è fondamentale evitare le tentazioni. Siccome non si tratta di una scelta semplice e immediata, bisogna evitare di andare dal macellaio, cercare il più possibile di non entrare in contatto con carne e alimenti simili, evitando anche di comprare carne e pesce per altre persone.
La motivazione per avere successo è importante: perché si vuole diventare vegetariani? Solo credendo in se stessi e avendo sempre ben presenti le proprie motivazioni è possibile riuscire a portare avanti questa scelta.
Non per tutti le soluzioni drastiche sono quelle vincenti. Per alcuni il corpo ha bisogno di abituarsi a un nuovo regime alimentare. In questi casi bisogna pianificare la propria dieta, cominciando con il diminuire le quantità di carne, per arrivare con il tempo a eliminarla completamente.
L’assistenza di un esperto nutrizionista come www.dietologafalcieri.it può aiutare a stabilire un piano d’azione che si adatti alle nostre esigenze senza il rischio di superare limiti o di mancare obiettivi.
Quali alimenti non devono mai mancare in una dieta vegetariana?
Innanzitutto frutta e verdura , quest’ultima è meglio consumarla cruda, perché conserva i minerali, che vanno invece persi nella cottura.
Inoltre devono esserci ogni giorno legumi e cereali integrali: pane e pasta integrali, fagioli e lenticchie, ma anche quinoa, orzo, cous cous, per avere varietà.
Le proteine che di solito vengono ingerite con la carne devono essere compensate con proteine di origine vegetale, per questo i legumi sono importanti. La soia è un alimento che non può mancare in una dieta vegetariana: da sola contiene lo stesso apporto proteico della carne.
La frutta da sola non contiene tutte le vitamine necessarie, in particolare la B12 non è presente nella frutta. Come fare? Semplice: i latticini e le uova assunti settimanalmente permettono di integrare la vitamina nella propria alimentazione.
Anche il ferro è un componente importante e in una dieta vegetariana si trova in lenticchie, fagioli secchi, cicoria, spinaci, e frutta secca come fichi, mandorle e arachidi. In pochi, inoltre, sanno che il cacao amaro è l’alimento vegetale che contiene la maggior quantità di ferro.
Bisogna ricordarsi anche che l’assorbimento di ferro è agevolato dalla vitamina c, ma è inibito dal calcio e dai tannini.
Infine ecco due alimenti che non possono mancare in una dieta vegetariana, perché contengono moltissimi nutrienti fondamentali: il tofu e le alghe.

 

 

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Se stai seguendo un programma per la perdita di peso, è importante conoscere l’utilità delle fibre nell’ambito del dimagrimento. Mangiando fibra alimentare infatti il percorso di riduzione del grasso risulta più rapido e meno stressante, grazie ad un maggiore senso di sazietà che agevola il raggiungimento o la conservazione del tuo peso ideale.

Chi consuma cibi crudi e integrali, poco lavorati e preferibilmente insieme alla buccia, ha la capacità di tornare in forma più rapidamente anche nel caso in cui dovesse prendere qualche chilo.

Le fibre quindi sono un ‘ingrediente’ assolutamente da non sottovalutare nell’ambito di una dieta dimagrante: ma dove si possono trovare? Ogni vegetale contiene una parte di fibre che sono composte da una frazione insolubile che ha il compito di ripulire l’intestino in profondità e una frazione solubile che assume la consistenza del gel in presenza di acqua e migliora il metabolismo dei grassi e degli zuccheri, evitando accumuli.

Fibre e dieta dimagrante: meno appetito e perdi peso più facilmente

In natura qualsiasi fibra alimentare naturale presenta entrambe le parti descritte, anche se alcuni cibi hanno una preponderanza dell’una o dell’altra frazione. La crusca ad esempio contiene prevalentemente fibre insolubili mentre le mele contengono soprattutto fibre solubili.
Le fibre insolubili vanno consumate con moderazione in caso di problemi al colon o se il proprio intestino è già sufficientemente reattivo.

Una volta che vengono ingerite, le fibre si mescolano ai succhi gastrici e all’acqua: successivamente iniziano ad aumentare di volume formando un bolo che tende a favorire il senso di sazietà espandendosi all’interno dello stomaco. Da qui il bolo raggiunge l’intestino e grazie alla sua composizione il transito risulta veloce, consentendo un minore assorbimento dei carboidrati e dei grassi. Se il nostro organismo assorbe quindi meno zuccheri, si riduce la spinta insulinica diminuendo anche l’accumulo del grasso determinando dal surplus di glucosio e lipidi che il corpo non riesce a smaltire in una troppo breve unità di tempo.

Quando le fibre fermentano nel colon producendo gas, acqua e acidi organici, favoriscono la salute della mucosa intestinale evitando il ristagno di tossine che potrebbero causare gonfiori e stitichezza.

I nutrizionisti sono d’accordo nel sostenere che siano sufficienti ogni giorno 35 grammi di fibre per la salute del proprio intestino e il raggiungimento del peso forma. Tuttavia tali fibre vanno assunte insieme a molti liquidi, almeno 1 litro e mezzo al giorno di acqua: in questo modo le molecole fibrose possono aumentare di volume e contrastare la fame, la stipsi e il sovrappeso.

Salute intestinale, fibre e dieta dimagrante: anche se pratichi sport

Se vuoi assumere più fibre dalla tua dieta, prediligi alimenti biologici in maniera da poterli consumare con la buccia in totale sicurezza. La buccia infatti è la parte più ricca di fibre e se i prodotti hanno subito pochi trattamenti, risultano di più semplice assimilazione. I cibi integrali, soprattutto i cereali, si riconoscono facilmente dal colore più scuro legato all’assenza di processi di raffinazione.

In aggiunta puoi valutare anche l’assunzione di un integratore di fibre specifico: alcuni prodotti contengono oltre alle fibre anche enzimi digestivi per rinforzare la capacità del tratto digerente, grazie ad estratti vegetali attivi come la bromelina e la papaina. La sinergia tra enzimi digestivi vegetali e fibre alimentari consente di favorire la digestione evitando i fastidiosi sintomi di gonfiore e stitichezza, contenendo l’appetito e favorendo il dimagrimento e la definizione muscolare. Si tratta quindi di prodotti particolarmente adatti non solo a chi si è messo a dieta ma anche a chi pratica sport con regolarità.

 

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Le mamme di tutto il mondo parlano la stessa lingua: il maternese. Svelati i suoi segreti

Quando le mamme parlano ai bambini piccoli il timbro della loro voce cambia in un modo unico, che è indipendente dalla lingua d’origine. È una nuova caratteristica del cosiddetto Baby Talk, in italiano conosciuto anche col termine di maternese o madrese: è il metodo peculiare con cui i genitori – ma in generale tutti gli adulti – si rivolgono ai bambini piccoli, in particolar modo ai neonati. In linea di principio il Baby Talk prevede un’intonazione ben scandita, frasi brevi e una semplificazione del lessico e della sintattica, il tutto per favorire l’acquisizione del linguaggio al bambino, sebbene non esista alcuna prova scientifica che tale processo agevoli l’apprendimento del piccolo.

Studiando gli effetti e le sonorità del Baby Talk, i ricercatori del Baby Lab presso l’Università Princeton hanno voluto capire se tutte le madri allineano la propria voce in un modo specifico senza rendersene conto, determinando che è proprio il timbro – una sorta di ‘impronta digitale’ della voce – a variare in un modo specifico. “Noi usiamo il timbro, il tono o la qualità unica di un suono per distinguere costantemente persone, animali e strumenti”, ha sottolineato la dottoressa Elise Piazza, autrice principale della ricerca. “Abbiamo scoperto che le madri alterano questa qualità di base delle loro voci quando parlano ai neonati e lo fanno in modo molto coerente in molte lingue diverse”, ha aggiunto la studiosa.

Per determinarlo Piazza e colleghi hanno innanzitutto coinvolto 12 madri di lingua inglese, e dopo averle registrate durante conversazioni con i loro figli piccoli (dai 7 ai 12 mesi) e che con gli adulti ne hanno ottenuto una misura specifica del timbro. La sua variazione tra i due modi di parlare è così netta che un computer riesce a determinare con esattezza se ci si sta rivolgendo a un bambino piccolo o meno, anche per un solo secondo all’interno di una lunga conversazione. Partendo da questo dato gli studiosi hanno voluto capire se questa variazione del timbro avviene indipendentemente dalla lingua, così hanno coinvolto altre 12 madri, tutte di lingua diversa. Fra esse francesi, tedesche, cinesi, russe, polacche e via discorrendo.

Dall’analisi al computer è emerso che la variazione del timbro era presente in ogni lingua, inoltre il dato era perfettamente allineato con quello ottenuto dalle madri di lingua inglese. L’algoritmo al computer, ‘addestrato’ in inglese, era infatti perfettamente in grado di distinguere la variazione specifica del Baby Talk anche nelle altre lingue. Insomma, tutte le mamme del mondo si rivolgono ai propri figli con lo stesso timbro di voce, e molto probabilmente, spiegano i ricercatori, ciò avviene anche per i papà. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cell.

[Credit Neildodhia]

Fonte: Le mamme di tutto il mondo parlano la stessa lingua: il maternese. Svelati i suoi segreti

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Perdere 10 kg in meno di un mese

Haylie Pomroy questo il nome dell’ideatore della dieta definita del “Supermetabolismo”.

Ma cos’è il supermetabolismo?

Come si fa questa dieta?

Garantisce i risultati che diffonde e promuove?

Che rischi ci sono per l’organismo?

Come effettuarla?

Queste sono alcune delle domande che possono sorgere nella mente di coloro che sono incuriositi da una dieta che promette di far perdere 10 kg in meno di un mese.

Il fondamento della Dieta Supermetabolista

Nella sostanza questa dieta agisce come brucia grassi degli alimenti assunti.

Alcune specifiche che riguardano la dieta in questione sono:

  • La suddivisione in tre fasi della dieta stessa
  • Aiuto nell’accellerazione del metabolismo
  • Aiuto nel far perdere peso in minor tempo

La soglia è quella della perdita di 10 kg in poco meno di un mese, ovvero quasi 4 settimane, a seguire verrà illustrato un menù tipico di questa dieta ma non solo.

I benefici di questa Dieta

Quando si parla di benefici di un regime alimentare, viene subito in mente la riduzione della massa grassa, questo certamente viene confermato dalla dieta del Supermetabolismo, ma a tale risultato si aggiunge anche quello di una riduzione considerevole dei livelli di colesterolo cattivo (LDL) e anche un consolidamento del tasso glicemico.

Probabilmente sono queste le ragioni che hanno portato anche personaggi sportivi di un certo livello, a scegliere questo regime alimentare.

Come annunciato in precedenza a seguire riportiamo lo schema di questa dieta:

NOTE:

  • La dieta del Supermetabolismo ha durata complessiva di 28 giorni
  • La dieta del Supermetabolismo è divisa in tre fasi, alternate in 2 o al massimo 3 giorni
  • Tutte le fasi prevedono l’impiego di cibi diversi
  • La dieta si accompagna ad una costante attività fisica
  • Occorre effettuare invece che tre o quattro pasti al giorno, cinque e almeno ogni 3 o 4 ore.
  • Colazione entro 30 minuti da quando ci si alza dal letto la mattina
  • I cibi devono essere Biologici
  • Occorre bere almeno 30 cl di acqua per ogni chilo di peso che si ha
  • Accompagnare la dieta all’esercizio fisico che andrà svolto almeno tre giorni a settimana
  • Rispettare le tre fasi della dieta

Menù completo

1a Fase della Dieta:

Lunedì e Martedì i giorni della settimana in cui seguire questa prima fase, in questi giorni mangerete frutta, verdura, proteine e cereali.

Per la colazione occorrerà una porzione di cereali e frutta.

Poi ci saranno gli altri due pasti di 5 che saranno fatti di spuntini a base di frutta

Il pranzo e la cena verranno svolte con una porzione di cereali, una di proteine e molte verdure.

2a Fase della Dieta:

Questa fase riguarda i giorni di Mercoledì e Giovedì. In questi giorni cucinerete alle griglia verdure e assumerete proteine. Anche la cottura lessa o in umido si addice a questa fase.

Per la colazione e gli spuntini delle omelette di albumi vanno benissimo.

Il pranzo e la cena saranno svolte con carni bianche e magre e verdure grigliate.

3a Fase della Dieta:

I restanti tre giorni saranno quelli della terza fase di questa dieta.

In questa fase dovrete integrare i cibi grassi, cosa che fino al week end era mancata. Ovviamente si parla sempre di alimenti sani e non di junk food.

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È un semplice rullo, ma cambierà il vostro modo di allenarvi

Il foam roller è da sempre un attrezzo utilizzato in fisioterapia per il recupero muscolare, ma da tempo è diventato uno strumento irrinunciabile per gli amanti del fitness e gli sportivi, utilizzato soprattutto nella fase di riscaldamento, di stretching o di rilassamento post work-out, ma diffuso anche nelle palestre e utilizzato per l‘home fitness. Si tratta di un cilindro capace di sciogliere le contratture muscolari e di combattere il ristagno di liquidi che causa ritenzione idrica e cellulite. Ma scopriamo cos’è, a cosa serve, quali benefici apporta al nostro organismo e come utilizzarlo, con gli eserzici utili da fare a casa.

Cos’è il foam roller e a cosa serve.

Il foam roller è quindi rullo di “schiuma” (foam), che viene realizzato di solito in poliuretano; può essere di diverse dimensioni e con una superficie liscia o levigata, con delle zone rialzate per aiutare a sciogliere la muscolatura. Per cominciare è consigliabile utilizzare quello liscio e, per l’home fitness, meglio scegliere quelli più corti che sono anche più comodi da portare in giro. Ma a cosa serve? Questo benefico cilindro svolge un massaggio miofasciale e viene di solito utilizzato per prevenire contratture e infortuni, praticando un auto massaggio sulle diverse fasce muscolari, sia superiori che inferiori, inoltre è utile anche per riattivare la circolazione, come trattamento per chi soffre di ritenzione idrica, e a sciogliere i cosiddetti nodi della cellulite, che si formano soprattutto su addome, cosce, glutei e braccia. Viene utilizzato sia per lavori indoor che outdoor ed è ottimo anche per trattare il mal di schiena, dovuto spesso a una cattiva postura, o per chi soffre di rigidità muscolare. La particolarità di questo attrezzo è che viene utilizzato solo sui muscoli, e non sulle articolazioni, facendo lavorare solo le parti interessate senza rischi di fratture o lesioni.

Quale foam roller scegliere?

Nei negozi di fitness e online potete trovare diversi tipi di foam roller: in schiuma, in gomma, lisci, levigati e anche di diverse dimensioni. Gli esperti consigliano però di scegliere quelli più piccoli, che si possono maneggiare con facilità anche nelle zone più “difficili”, come l’interno braccia: soprattutto per il workout, quindi, è importante utilizzare un modello corto. È consigliabile poi preferire la superficie levigata che si è rivelata più efficace donando maggiore sollievo dopo l’esercizio. Il prezzo di un buon foam roll si aggira intorno ai 30-40 euro.

Tutti i benefici del foam roller e gli esercizi per utilizzarlo al meglio.

Ma quali sono i benefici del foam roller? Questo cilindro è in grado, grazie al movimeno di “rolling”, di rilassare la muscolatura, aiutando anche nella fase di riscaldamento, prima di cominciare l’allenamento in palestra o a casa. Inoltre questo automassaggio stimola la circolazione e combatte il ristagno di liquidi, rivelandosi molto utile per chi soffre di ritenzione idrica. Oltre quindi ad alleviare i dolori muscolari, aiuta a tonificare e rafforzare la muscolatura di addome, gambe, glutei e braccia, favorendo anche lo scioglimento dei nodi causati dalla cellulite. Il foam roller risulta molto benefico per la zona lombare: utilizzato correttamente allevia la tensione, procurando immediato benessere.

È possibile svolgere, con questo benefico attrezzo, dei semplici esercizi da fare a casa. Utilizzare il foam roller è semplice: una volta scelto l’esercizio da eseguire sistematevi sul rullo e scorrete lentamente in modo da massaggiare ogni zona del corpo. Andrà sistemato sotto la schiena per trattare la zona lombare oppure utilizzato a pancia in giù per l’addome, facendolo rotolare dal bacino in giù. Il principio è quello di far rotolare sul cilindro la parte del corpo dolorante. L’esercizio dovrà interessare solo la muscolatura e non le articolazioni, inoltre dovrà essere svolto lentamente proprio come se fosse un massaggio. È importante poi utilizzare il roll in modo graduale cominciando con brevi sessioni e con una leggera pressione, che sarà aumentata man mano. Una sessione di esercizi con il foam roller dovrebbe durare 20 minuti circa ma, secondo l’esperta di fitness Kayla Itsines, molto seguita su Instagram anche grazie ai suoi tutorial, possono bastare anche 5 minuti al giorno grazie alla versatilità di questo attrezzo che permette di stabilire la pressione da utilizzare e il tempo da dedicare a una specifica zona del corpo.

Esercizio per il mal di schiena: per alleviare dolori muscolari o per sciogliere contratture che interessano i muscoli della schiena c’è un semplice esercizio, che è consigliato anche a chi deve affrontare un allenamento, in quanto previene eventuali problemi muscolari. Posizionate il foam roller sotto la schiena e fatelo scivolare lentamente su e giù aiutandovi con il peso del corpo. All’inzio potrete avvertire un po’ di tensione che si scioglierà proseguendo con l’esercizio.

Esercizio per la cellulite: il foam roller aiuta quindi a riattivare la circolazione nei punti critici in cui si forma la cellulite. Fate scivolare il rullo seguendo il verso in cui si sviluppano le diverse fasce muscolari: posizionatelo prima sotto i glutei, appoggiandovi a terra con le braccia, e fate scivolare il roll fino alle ginocchia, fate lo stesso anche posizionando il rullo all’altezza del fianco in modo da massaggiare la zona laterale e anteriore della coscia: ricordate sempre di non far passare il cilindro sulle articolazioni. Eseguite l’esercizio per una decina di minuti in totale.

Fonte: È un semplice rullo, ma cambierà il vostro modo di allenarvi

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La noia spegne il cervello e ci fa addormentare

Il nostro cervello ‘rallenta’ quando ci annoiamo e per questo ci addormentiamo: i ricercatori hanno scoperto come mai la noia abbia questo effetto sul nostro corpo e i risultati della loro ricerca sono stati pubblicati all’interno dello studio intitolato “Slow-wave sleep is controlled by a subset of nucleus accumbens core neurons in mice” sulla rivista Nature Communications. Ma cosa succede all’interno del nostro cervello quando siamo annoiati?

Gli effetti della noia. Se si dice che solo le persone noiose si annoiano, si dice anche che quando facciamo qualcosa che ci interessa davvero non c’è sonno che possa coglierci di sorpresa: capitaa a tutti infatti di riuscire a passare una notte in bianco svolgendo un’attività di particolare interesse, ma di non riuscire a tenere gli occhi aperti durante un corso in università o una riunione infinita a metà mattinata. In questi casi a farci addormentare non è l’assenza di ore di sonno, ma la noia o, per meglio dire, l’assenza di stimoli.

Cervello stimolato. I ricercatori ci spiegano che, per quanto ancora non sia perfettamente chiaro come i meccanismi del cervello regolino il sonno in base a fattori cognitivi e emotivi, il loro nuovo studio mostra come una parte del cervello, associata alla motivazione e al piacere, riesca anche ad indurre il sonno: stiamo parlando del nucleus accumbens.

Lo studio. Per giungere alla loro conclusione, i ricercatori dello University of Tsukuba’s International Institute for Integrative Sleep Medicine (WPI-IIIS) e del dipartimento di farmacologia della Fudan University hanno utilizzato alcune tecniche ottiche per controllare da remoto le attività dei neuroni del nucleus accumbens e dei comportamenti per i quali entrano in gioco. Le analisi hanno dimostrato che questi neuroni sono molto abili ad indurre un sonno che è difficilmente distinguibile da quello a onde lente, poiché è caratterizzato da onde sia lente, sia ad alto voltaggio.

Sonno e adenosina. Ad indurre il sonno è anche l’adenosina, uno dei sui recettori infatti è particolarmente espresso nel nucleus accumbens.

Fonte: La noia spegne il cervello e ci fa addormentare

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